Vivere il sogno

Ho bene impresso nella mente il giorno in cui inconsciamente ho deciso che sarei diventata una subacquea. Ricordo il posto in cui mi sono immersa per la prima volta.
Lo ricordo perfettamente, come fosse ieri, e sento di nuovo quella sensazione di pace, mescolata ad una buona dose di adrenalina, ricordo perfettamente quando l’istruttore mi ha presa per mano e mi ha “trascinata” sul fondo. Erano solo 8 metri ma a me sembravano gli abissi. Da allora non ho mai smesso di pensare a quelle sensazioni, fino a che non ho iniziato il Corso Open un mese più tardi. È’ stato in quell’occasione, fuori dall’ordinario, che ho avuto un’altra opportunità particolarmente speciale: ho trovato un gran course director come istruttore. Partivo con un “faccio il primo brevetto, 18 metri sono già troppi”, con poca fiducia in me stessa e con poche aspettative, ma in poco tempo quell’esperienza avrebbe risvegliato in me un profondo e atavico amore per l’acqua. Quella che era iniziata più per una sfida si è trasformata ben presto in profonda passione.

Per questo ho deciso di ritornare lì, come subacquea autonoma, dove tutto aveva avuto inizio, dove la paura ha lasciato spazio allo stupore, alla gioia, al benessere psicofisico, alla fiducia in me stessa. Madagascar, precisamente una piccola isoletta dell’arcipelago Mitsio, ad un’ora di navigazione da Nosy Be, nel canale del Mozambico.

L’arcipelago ha un clima tutto suo, le particolari correnti e la sua posizione fanno sì che, ad
esclusione del periodo delle piogge, che è circoscritto a gennaio e febbraio, tendenzialmente sia 4 fratelliquasi sempre bel tempo, anche i fondali sono diversi rispetto a quelli dell’isola principale
(Nosy Be) che ha sabbia tendenzialmente più scura. Tsarabanjina è contornata dalla barriera corallina che si può “visitare” anche semplicemente facendo snorkeling dalla spiaggia, ma non sono tornata per lo snorkeling. La regola principale a Tsarabanjina è vivere l’isola sempre a piedi nudi, questo contatto con la natura fa perdere immediatamente il contatto con la quotidianità, con la frenesia, arrivi ad un certo punto in cui non capisci come facevi a vivere con le scarpe addosso fino a qualche giorno prima!

L’attrazione principale per i subacquei che frequentano quell’area sono quattro isolotti disabitati, popolati principalmente da sule, fregatte e altri uccelli, di cui due maestose e schive aquile. Queste isole vengono denominate I Quattro Fratelli, si trovano a circa una ventina di minuti di navigazione dall’isola e la profondità massima delle immersioni lì non raggiunge i 40 metri. Se si è abbastanza fortunati da evitare le correnti, sono immersioni rilassanti, con buona visibilità, in cui si riescono a vedere una bella varietà di flora e fauna sottomarina. La temperatura dell’acqua a maggio era di 28-29°C, così la mia 5mm è diventata la mia seconda pelle. I siti che ho visitato oltre ai Quattro Fratelli erano meno profondi:

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Les Tetones, due isolotti in mezzo all’oceano, che con l’alta  marea sembravano venire inghiottiti dal mare, Le Due Sorelle, due isolette che si trovano ad una decina di minuti di navigazione, dove solitamente vengono effettuate anche le immersioni notturne, Akio Reef e Sugar Man che sono due siti belli come veri e propri giardini di coralli. Immersioni  poco profonde, ma davvero molto belle. Non ho avuto la fortuna di vedere pesci di grandi dimensioni, l’unico squalo che ho visto misurava poco più del mio braccio, ma era il mio primo squalo e, come ben sapete, la prima volta non la si scorda mai…

Un bel giorno mi propongono di fare la mia prima immersione notturna, e anche se all’inizio ero un po’ riluttante, ho pensato all’ultima immersione che avevo fatto prima di partire, da casa, in cui la visibilità era ad un metro…poteva andarmi peggio? Certo che no!

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Il sole tramontava alle 18.15, appuntamento alle 18.30, il mare era già nero come l’inchiostro, calmo, silenzioso. Una dolce brezza mi spettinava i capelli e mi scombussolava il cuore, l’orizzonte era tinto dei colori più caldi nelle sfumature tra il giallo e l’arancio, la luna già illuminava la notte che iniziava ad avanzare.
Arrivati alle Due Sorelle, iniziamo a prepararci, il motore della barca si spegne e alziamo gli occhi al cielo: era già magia, le costellazioni iniziavano a prendere forma e a disegnarlo. Seduta con il divemaster sul bordo della barca con le torce accese, un cenno agli ultimi dettagli e poi giù in quell’acqua così scura che non mi lasciava immaginare che lì sotto ci fosse movimento di creature sveglie. Non credevo ai miei occhi. La torcia illumina la sabbia e all’improvviso ti accorgi che non è sabbia ma un bellissimo pesce pietra che ti fissa. Poco più in là ci “attraversa la strada” un granchio che sembrava un omino in miniatura, camminava eretto con attaccato al guscio la spugna con cui vive in simbiosi. Pesciolini assonnati che ogni tanto sbucavano dai coralli perché vedevano la luce delle nostre torce, altri indaffarati e nel pieno della loro attività.

È trascorsa un’ora come un battito di ciglia, avvolti dal tepore della corrente, fra un silenzioso sguardo di stupore e l’altro, alziamo il fascio di luce della torcia verso la superficie così che la barca possa raggiungerci. Poi le spegniamo, uno sguardo e iniziamo ad agitare le mani per vedere la bioluminescenza del plancton: che meraviglia la natura! Negli ultimi istanti prima di uscire avrei voluto non finisse mai, avrei voluto intrappolare quella sensazione di pace in un barattolo per poterlo riaprire al bisogno. Un istante dopo ero riemersa, sdraiata sull’acqua a perdermi con lo sguardo nei bagliori di quel tetto fatto da miliardi di stelle: davanti a me la scia della via lattea perfettamente visibile grazie alla completa assenza di inquinamento luminoso. Le costellazioni c’erano tutte, ubbidienti e puntuali, e per la prima volta ho distinto chiaramente Marte.

Sono stata ospite di quel mondo marino parallelo, ospite privilegiata che ha potuto assaporare alcuni istanti di quella dimensione naturale di equilibri sempre in movimento. Ero lì a ricevere anche questo regalo inestimabile. Meraviglia negli occhi e gratitudine nel cuore.

Alessia Bernardi

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