La prima volta non si scorda mai

Tante volte avevo sentito raccontare della Grotta dell’Elefante Bianco, il mio istruttore mi aveva sempre promesso che, se me la fossi sentita, prima o poi mi ci avrebbe portata. Come quando si promette ai bambini che se faranno i bravi potranno andare al parco giochi, provavo lo stesso irrefrenabile desiderio.

Era fine gennaio, i giorni della merla, quei pochi giorni all’anno in cui il freddo ti penetra nelle ossa e la voglia di vivere ai caraibi è anche più forte del resto dell’anno.

Finalmente è arrivata la chiamata che tanto aspettavo: ”Andiamo alla Grotta dell’Elefante Bianco?”

Era chiaro e lampante che il freddo non mi avrebbe fermata, finalmente anch’io potevo vedere con i miei occhi quel posto!

Eravamo sempre noi, io Alberto e Antonio, i miei compagni fidati. Organizziamo le macchine, carichiamo l’attrezzatura, le bombole, partiamo! Ricordo perfettamente che non pioveva da settimane, le montagne sembravano arse, erano marroni, di neve neanche l’ombra, c’era il sole che splendeva ma era davvero  tanto freddo! Dopo più di un’ora di strada arriviamo in Valstagna, parcheggiamo, scendiamo dalle macchine, inizio a guardarmi intorno: eravamo circondati dai monti, c’erano solo una strada e qualche casa. Beh e la sorgente? Dell’acqua sentivo solo il rumore!

Mi rassicurano: “Preparati intanto che poi ci andiamo a piedi, ma siamo nel posto giusto.”

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Bene, siamo pronti, indossata tutta l’attrezzatura, si inizia la salita! Immaginate: indossavo una bombola da 15Lt, 11kg di zavorra e credevo di poter portare anche la bombola stage da 11lt, contenente il gas di fondo. Ci ho provato, credo di aver percorso non più di 10metri, dopo di che ho abbandonato la bombola stage sugli scalini della prima rampa di scale. Salita la prima rampa ero già stanca, non immaginavo che mi aspettasse un’altra rampa ancora più ripida, poi un prato e il bello doveva ancora arrivare. Di acqua neanche l’ombra, continuavo solo a sentirla. Ricordo il momento in cui mi sono resa conto che la stradina tracciata si interrompeva, ho pensato E ADESSO?! Abbiamo iniziato a farci spazio fra le rocce, gli alberi e i cespugli, continuando a scendere in un equilibrio precario. Ma poi finalmente ho visto la sorgente, di un verde smeraldo incredibile e la fatica iniziava già ad essere ripagata da quel paesaggio meraviglioso. Ma era solo il primo giro, ricordate la bombola abbandonata sui gradini?! Siamo tornati indietro.

Recuperata tutta l’attrezzatura ero stremata e sudata (muta stagna!), seduta su una roccia, incredula di avercela fatta, all’improvviso vedo affiorare delle bolle alla superficie. Erano due subacquei speleologi che hanno iniziato da subito ad esortarci ad entrare perché la visibilità era straordinaria.  Non aspettavo altro, il freddo e la mancanza di precipitazioni avevano giocato a nostro favore. Forze recuperate, era il nostro momento! Pronti, ultimi dettagli e poi giù in quell’acqua fredda (5-6°C) e limpidissima.

Nella parte esterna alla grotta la profondità massima si aggira intorno ai 18mt, una volta entrati nell’imbocco si inizia la discesa, la grotta è un vero e proprio labirinto naturale, è la grotta più profonda d’Italia, ambita meta subacquea per la sua particolare conformazione morfologica.

È stata un’esperienza diversa da tutte le altre, abbiamo assaporato la vera essenza della maestosità di quel posto. Silenzio totale, freddo, buio. Faceva percepire di essere nelle viscere della terra ed era bellissimo. La grotta l’abbiamo vissuta, toccata, la visibilità era eccezionale, c’eravamo solo noi, privilegiati, in un posto che sa far paura anche ai più esperti. Poi abbiamo iniziato la risalita verso l’uscita, verso la luce!

Amo vedere lo stupore negli sguardi di quando si sta vivendo certe emozioni sott’acqua: elettrizzati e in cerca di avere la conferma che tutto sia vero. Eravamo così increduli e carichi di adrenalina per tutto quello che avevamo appena vissuto che non riuscivamo a smettere di sorridere.

Queste esperienze è bello viverle con i propri compagni, quelli con cui condividi un percorso, quelli di cui ti fidi, quelli con cui ti capisci con uno sguardo.

Grotta dell’Elefante Bianco non so quando ti rivedrò ma di certo so che non dimenticherò mai la prima volta!

Alessia Bernardi

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