Il Barone dell’Adriatico

Inizio a vivere l’immersione su un relitto quando inizio a documentarmi, inizio ad appassionarmi quando ascolto i racconti di alcuni degli amici subacquei più esperti che l’hanno già vissuta e magari, come in questo caso hanno visto con i loro occhi la maestosità dei preziosi arredi di una delle nave passeggeri che era il vanto del Lloyd Austriaco, che però con il passare degli anni purtroppo sono stati depredati.

 

Oggi, dopo più di 100 anni, degli arredi del Baron Gautsch rimane solo un lontano ricordo, è diventata un nuovo habitat sottomarino, interamente ricoperta di biomassa vivente, uno spettacolo colorato brulicante di vita.

 

Immaginate che la storia lì sotto si fosse fermata quel 13 agosto del 1914, primo viaggio che faceva come nave passeggeri, (dopo esser stata requisita dall’esercito, durante la prima guerra mondiale, per trasportare le truppe austriache dalla Dalmazia a Trieste), prima, l’ elegantissimo Baron Gautsch trasportava ricchi turisti dell’impero in crociere lungo la costa croata. Il piroscafo attraversò accidentalmente un tratto di mare minato navigando troppo vicino alla costa Istriana, fu il più tragico naufragio della storia europea, il più importante della prima guerra mondiale. Morirono più di 150 persone, in realtà ancora oggi non se ne conosce esattamente il numero, perchè a bordo venivano registrati solo i civili, fonti raccontano che fossero state imbarcate più persone di quelle che avrebbe potuto tenere.

Abbiamo immaginato, sognato e desiderato a lungo l’immersione sul Baron Gautsch, finalmente l’abbiamo anche programmata, l’autunno era mite, piacevoli giornate soleggiate accompagnavano i preparativi. Il team tecnico era pronto: bibo caricati con trimix 21/35 e bombole decompressive EAN50 e EAN80.

 

Una volta caricato il gommone il meteo iniziava a cambiare repentinamente, avevamo un’ora di navigazione prima di arrivare al punto in cui due galleggianti segnalano la presenza di questo gigante adagiato sul fondale a -40 metri.

Il sole veniva sempre più risucchiato dai nuvoloni temporaleschi, un vento pungente ci schiaffeggiava e il gommone saltellava sulle onde come una ballerina di danza classica.

Prima di buttarci in acqua l’ultimo briefing, controllo delle tabelle e poi l’ok, tutti pronti e.. giu!

Amo quel preciso istante che è un mix di concentrazione adrenalina e quel filino di tensione che non manca mai, quella tensione che ti fa restare concentrato, ognuno è concentrato su se stesso. Mentre però aggancio le bombole decompressive mi sento osservata dai miei compagni come quando da piccola mettevo le scarpe e mia mamma aspettava a vedere se le legavo bene, se si slacciano ti fai male.. il concetto è lo stesso!

Bando alle ciance, il temporale era sempre più vicino, la corrente ovviamente non mancava. “Ci troviamo a 5 metri prima di iniziare la missione, se siamo tutti apposto si va!”

Siamo scesi lungo la cima di prua, la visibilità non era delle migliori ma non ci si può sempre lamentare, di torce ne avevamo per illuminare l’Adriatico! La presenza del Baron Gautsch era palpabile, avevamo previsto un’immersione con soste decompressive per cui avevamo dei tempi ben precisi da rispettare, siamo scesi sul fondo fiancheggiando il lato destro del relitto, risalendo ci siamo soffermati sul pontile che si trova intorno ai 30 metri di profondità.

Eravamo in ottima compagnia, un equipaggio di castagnole ci ha amorevolmente accompagnato durante la nostra visita, qualche scorfano imbronciato infastidito dalle nostre torce ci ha ricordato che eravamo solo ospiti, il tempo di qualche video, e poi la risalita, osservando sempre da più lontano quello che abbiamo solo potuto immaginare di legni pregiati e dettagli sfavillanti.

Una sola immersione non è sufficiente per assaporare la vera essenza di un vero pezzo di storia ma la scelta dell’immersione tecnica e le condizioni meteo avverse non ci hanno permesso di esplorare di più. Ci torneremo, è una promessa!

 

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